PSICOLOGIA COPPIA E FAMIGLIA

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a cura della dott.ssa Katjuscia Manganiello - Psicologa Psicoterapeuta Pesaro Urbino (Marche)

INTERVISTA ALLA DOTT.SSA KATJUSCIA MANGANIELLO: "Tornare al lavoro dopo la maternità"



Elena Buonanno intervista la dott.ssa Katjuscia Manganiello - L'Agenda della Salute giugno-luglio 2010 -Edizione Media '60 - Direzione Scientifica Carlo Gargiulo


"Oggi per una serie di motivi, tra cui anche la precarietà, molte

mamme non possono permettersi di stare a casa a seguire il figlio nei
primi mesi, anche se lo vorrebbero. E così per molte ecco che scattano
i sensi di colpa. Come fare per riuscire a superarli (almeno in
parte)?
Nei primi mesi di vita il bambino ha bisogno della relazione con la sua mamma perché è attraverso di essa che mette le basi della sua esistenza per diventare un bambino sicuro e capace di fare esperienze in autonomia. Nel caso in cui questo non sia possibile, è necessario escogitare misure alternative che consentano di arginare questa importante mancanza.
Occorre individuare una figura di attaccamento sostitutiva, preferibilmente un familiare (per esempio il papà, una nonna, una zia etc.) verso la quale la mamma nutre una buona fiducia e con cui ha un rapporto autentico e aperto al dialogo. Ciò consentirà alla madre di sentirsi tranquilla quando non c’è e le permetterà di confrontarsi serenamente sui modi, tempi e spazi dell’educazione.
La mamma, dal canto suo, ha il compito di concentrare la relazione con il suo bambino nei momenti che ha a disposizione, e come fare? Tenendo il piccolo vicino a sé, per abbracciarlo, accarezzarlo, guardarlo negli occhi, parlargli attivamente cioè con attenzione e ascolto e così facendo, rispondendo ai suoi bisogni di cure e riconoscimento di Sé. In questo modo il bambino può ritrovare le attenzioni materne e sentirsi amato e protetto.
La mamma, sa che sta facendo quanto di meglio le è possibile fare, sa che ha affidato suo figlio ad una persona di fiducia e che quando tornerà a casa ritroverà il legame intimo con il suo bambino per questo impara a riconoscere di essere una madre capace e di conseguenza anche serena. Per dare il meglio di Sé ai propri figli non occorre essere dei genitori perfetti mentre è utile riconoscere i propri limiti, accettarli e inventare modi personali per superarli.
Ci sono poi invece donne che tornano subito, più che per necessità per
volontà ritornano al lavoro perchè non riescono a farne a meno. Ma
sono davvero mamme "snaturate", come molti pensano, oppure fanno bene?
Non amo dare etichette assolute alle persone, penso sempre che se si assume un comportamento esiste una motivazione che va ricercata e può essere un bisogno da soddisfare, una paura da allontanare o un disagio da rimuovere, allora mi chiedo cosa cerca una mamma che torna precocemente al suo lavoro?
Forse cerca la sua identità di donna e professionista perché ritiene possa essere messa in discussione se si dedica totalmente al proprio figlio (es. rischio di licenziamento, slittamento di carriera, etc.). Oppure teme di confrontarsi con la funzione materna perché pensa di non essere abbastanza adeguata e si rifugia in un ruolo che conosce e la soddisfa. O ancora potrebbe avere difficoltà a fermarsi, perché è questo che richiede un figlio e quando ci si ferma, si riflette e spesso emergono i conflitti non risolti, con un genitore, con il partner o con una parte di noi con cui non abbiamo voglia di fare i conti.
Quando una mamma desidera tornare subito al suo lavoro piuttosto che occuparsi di suo figlio non è una madre “snaturata” e neanche un modello da seguire ma forse potrebbe nascondere un disagio che andrebbe riconosciuto, accolto e affrontato con l’aiuto di chi le sta vicino.
Il bambino sente di più il distacco quando è intorno ai 6/9 mesi
oppure sotto i tre mesi?

Il bambino sente il distacco dalla madre sia a 1 mese che a un anno di età ma lo fa in modo differente e soprattutto ha risorse diverse per elaborarlo.
Più il bambino è piccolo e maggiore sarà il disagio poiché egli ha più bisogno di cure e ha minori capacità per elaborare l’assenza materna. Un neonato, quando la mamma non c’è può pensare che sia “sparita” per questo la separazione a questa età deve avvenire solo se veramente necessario, gradualmente e possibilmente per brevi periodi.
Più il bambino cresce e più è sicuro e capace di portare con sé la mamma anche quando non c’è, prima attraverso un oggetto (“la copertina di Linus” o oggetto transazionale) e poi con il pensiero, permettendogli di vivere una vita separata da essa senza sentirsi abbandonato.
La separazione dalla figura materna è un passaggio importante per il sano sviluppo di un bambino ma non è mai indolore per questo non va sottovalutata ma progettata passo dopo passo privilegiando i bisogni del bambino senza dimenticare le necessità familiari."
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